di Dario Fo, Franca Rame
domenica 25 maggio 2003
www.alcatraz.it
Siamo ai confini della realtà. Oggi, maggio 2003, pianeta Italia.
Quel che succede è che c’è un signore che ha diritto a un bene e un altro signore che lo detiene e che riesce a non consegnarglielo e che lo fa grazie a una legge scritta apposta per lui.
C’è una decisione ufficiale dello stato, una sentenza del Consiglio di Stato, una sentenza della Corte Costituzionale che danno ragione al legittimo concessionario di questo bene conteso ma non c’è niente da fare. ⇒
E guardate che una sentenza della Corte Costituzionale non è un giochino tanto per ridere, è la cosa più seria che ti può succedere. In un pianeta di media moralità quando la Corte Costituzionale dice una cosa parte la polizia a metterla in pratica, e se ci sono problemi intervengono istantaneamente l’Aviazione e la cavalleria pesante. Cioè, la Costituzione è la base del nostro ordinamento democratico, mica ciccioli.
Ma il fatto ancor più incredibile è che da un’inchiesta che noi abbiamo realizzato su di un campione di 100 italiani con licenza media superiore solo uno (UNO!!!) era a conoscenza di questa storia. E, in effetti, tutti i mezzi di informazione hanno brillato per aver totalmente censurato qualunque notizia sul caso oppure le hanno riportate in modo stitico affinché passassero il più possibile inosservate.
E, ancora una volta, la sinistra ci fa la sua bella figura.
Ma per capire bene questa vergogna nazionale nascosta dobbiamo fare un passo indietro e partire dall’inizio.
Berlusconi nel 1985 aveva solo una rete di televisioni locali che trasmettevano non contemporaneamente gli stessi programmi. Era una furbata che permetteva di violare la legge, visto che allora era vietato a soggetti privati di possedere televisioni nazionali. Ma Berlusconi si mette d’accordo con Craxi che gli fa un decreto legge apposta.
E fin qui, lo sapevamo già…
Così Berlusconi ha finalmente tre televisioni nazionali vere. Ma molti storcono il naso perché, essendo possibili solo 11 reti nazionali, è un po’ anomalo che un solo imprenditore se ne prenda tre. Non siamo nel Far West che il primo che arriva si prende tutto…
Nel 1994 la Corte Costituzionale con la sentenza 420, stabiliva in difesa del pluralismo, che un unico soggetto privato non potesse detenere tre reti nazionali, concedendo un periodo di transizione e rimettendo il problema al legislatore per una soluzione definitive entro e non oltre l’agosto 1996. Arriva il 1996, scade nell’indifferenza generale la decisione della Corte Costituzionale e Berlusconi continua ad avere tre Tv.
Nel 1997 la legge Maccanico stabiliva che un soggetto non potesse detenere più di due reti e che, finché non ci fosse stato un “congruo sviluppo” via satellite e cavo, Rete4 avrebbe potuto continuare a trasmettere via etere, quest’ultima decisione in palese contrasto con le decisioni della Corte Costituzionale che aveva deciso per un termine definitivo entro l’agosto 1996. D’Alema, una volta diventato capo del governo, decide di risolvere la questione e indice una gara per l’assegnazione delle concessioni delle reti nazionali. La commissione nominata dal Ministero è presieduta da un avvocato di Mediaset. Berlusconi si aspetta che finalmente possa detenere legittimamente, con un regolare mandato dello Stato, le sue tre reti e relative frequenze.
Nel luglio 1999 si svolge questa gara d’appalto, per partecipare si richiedono requisiti spaventosi e sembra chiaro che nessuno riuscirà a scombinare i giochi. Invece, colpo di scena. Arriva un tipo con uno scatolone enorme pieno di documenti e dice: “Buon giorno sono Francesco Di Stefano di Europa 7, vorrei due reti nazionali, grazie.” Panico! E chi e’ questo? E’ pazzo? No, non è pazzo, è il loro peggior incubo. Iniziano a mettergli i bastoni tra le ruote: “Le manca il certificate 3457!” “No è qui!” “Il modulo 13 bis compilato in 8 lingue?” “Ne ho due, bastano?” Ma poi trovano la furbata: “Il bando di gara richiede di avere 12 miliardi di capitale versato per rete, lei ne ha solo 12, può chiedere una sola Tv.” “Balle!” Risponde il signor Di Stefano, “dodici miliardi sono per concorrere non per ognuna delle due frequenze”. Ricorre al Tar e poi al Consiglio di Stato e vince.
Insomma alla fine gli devono dare una concessione per una rete nazionale e presto anche una seconda perché ne ha diritto e a Berlusconi ne tolgono una, non che la debba chiudere, deve traslocarla sul satellite che ormai è ricevuto da 18 milioni di italiani. Ma a questo Di Stefano non gli vogliono dare proprio niente. Evidentemente lui deve essere uno che da piccolo lo allenavano ad abbattere i muri con la cerbottana perché avvia una serie di procedimenti giudiziari spaventosa. Ingiunzioni, diffide, cause penali, civili, regionali, Commissione Europea. E vince tutti I ricorsi, tutti gli appelli, tutte le perizie.
E alla fine arriva alla Corte Costituzionale che nel novembre 2002, sentenza numero 466-2002, ha stabilito inequivocabilmente che:
-
Retequattro, dal 1 Gennaio 2004 dovrà emigrare sul satellite
-
le frequenze resesi disponibili dovranno essere assegnate a Di Stefano!
L’avete sentito dire al telegiornale?
Abbiamo chiesto a Di Stefano come si sentisse in questa storia e ci ha risposto con un lieve sorriso: “Nonostante siano trascorsi ben nove anni dalla decisione della Corte Costituzionale, Mediaset continua a detenere e utilizzare appieno tre reti nazionali su un totale di sette concessioni assegnate sulle undici assegnabili (comprese quelle Rai).
Il fatto che un soggetto, a cui è stata data una concessione (in concessione si dà un bene pubblico, in questo caso le frequenze), non riceva poi materialmente il bene è un avvenimento che non ha precedenti al mondo. Nel luglio 1999 Centro Europa 7 aveva fatto richiesta di due concessioni, una (Europa 7) l’ha ottenuta, per l’altra (7 Plus) c’è stato un diniego, in quanto non ritenuta idonea per la mancanza del requisito del capitale sociale. Una sentenza del Consiglio di Stato ha riconosciuto esistente il requisito del capitale sociale, per cui siamo in attesa di una seconda concessione, anche se il Ministro Gasparri prende tempo. Nel frattempo Centro Europa 7 per iniziare le trasmissioni, si è dotata di una struttura di oltre 20.000 mq, di otto grandi studi di registrazione per le proprie eventuali produzioni, di una library di oltre 3000 ore di programmi e di tutto ciò che è necessario per una rete televisiva nazionale con 700 dipendenti. Questa preparazione è stata necessaria poiché la legge stabilisce che, entro sei mesi dall’ottenimento della concessione, la neo-emittente ha l’obbligo di iniziare le trasmissioni. Attualmente Centro Europa 7 è una società praticamente ferma, non ha alcun introito, poiché non e’ stata messa in condizione di operare, ma ha avuto, e continua ad avere, pesanti oneri per la gestione della struttura, l’adeguamento della library, l’adeguamento tecnologico, le ingenti spese legali, i costi dei dipendenti…”
Ma ora altro colpo di scena: Gasparri si sta muovendo per salvare Rete4. Il D.D.L. Gasparri, art. 20 comma 5 e art. 23 comma 1, realizza in pratica un condono, riconoscendo il diritto di trasmettere a “soggetti privi di titolo” che occupano frequenze in virtù di provvedimenti temporanei, discriminando così le imprese come Europa 7 che hanno legittima concessione, il tutto sempre al fine di salvaguardare Retequattro. Infatti, quest’ultima potrà continuare a trasmettere, in barba alla sentenza del ’94 e del 2002 della Corte Costituzionale e della legge 249/97, pur non avendo ormai da quasi quattro anni la concessione, mentre Europa 7 non potrà mai trasmettere, dimenticando che nel luglio 1999 c’è stata una regolare gara dello Stato per assegnare le concessioni, gara persa da Retequattro e vinta da Europa 7.
Si realizza quindi un ennesimo gravissimo stravolgimento del diritto. In pratica, chi ha perso la gara (Retequattro) può continuare tranquillamente a trasmettere, e chi l’ha vinta (Europa 7), perde definitivamente tale diritto. Non vi sembra straordinario? Travolti da un miracoloso afflato civico, i deputati del Polo bocciano alla Camera dei Deputati il decreto Gasparri proprio laddove vuol tagliare la gola a Europa 7. E’ chiaro che le urla di Berlusconi di questi giorni sono anche per ricompattare i suoi, che se lo mollano adesso… Ora bisogna vedere cosa fa il Senato… e poi la legge deve tornare alla Camera…E poi bisogna vedere se Ciampi la firma una legge del genere. Saremmo all’oltraggio definitivo del concetto stesso di stato di diritto. Un conto è fare una legge per non finire in galera, un conto è fare una legge per prendersi qualche cosa che appartiene a un altro. Si comincia così e poi si pretende il Jus Primae Noctis.
Quindi, cara cittadina, caro cittadino, sappi che in questo momento si sta giocando una partita incredibile. Se questa legge passa quel che è tuo è suo.
E medita pure, se vuoi, su questa sinistra bolsa che non vede neppure il Re quando appare nudo fino in fondo e non lo attacca mai veramente dove gli dà fastidio. E, visto che i leader della sinistra non sembrano interessati a occuparsi dei fatti della vita (sono troppo impegnati a fare a gara a chi ce l’ha più lungo), sarà il caso di guardarci in faccia e dirci la verità.
Il signor Di Stefano, qui, chi lo difende? Ci scrivete due righe che così va a letto più contento la sera? Cioè, sarebbe utile mandare due righe al presidente. Al tuo presidente. Sai il presidente di quella cosa che si chiama Repubblica democratica fondata sul lavoro… è una cosa che tra averla e non averla è meglio sempre averla, così per scaramanzia, casomai ti servisse.
Vedi un po’ tu ma a noi sembra giusto firmarla una letterina al tuo presidente della Repubblica e magari anche a Pera e Casini.
E vedi tu se riesci a far girare questa mail. Che secondo me anche solo se si sa in internet un po’ li rende nervosi… Che poi casomai gli viene di fare un altro passo falso… Che internet non conta niente in borsa ma siamo comunque una decina di milioni…
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